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Verità e democrazia

Durante il secondo anno del liceo, l’eccellente professoressa Annamaria MOLINARI ci diede un problema di geometria da risolvere a casa. Quando, il giorno dopo, la professoressa chiese chi volesse mostrare alla lavagna come si risolvesse tale problema, nessuno rispose. Lei chiese chi avesse risolto il problema a casa. Ancora, nessuno rispose. A quel punto chiese come mai nessuno avesse risolto il problema. Ugualmente, nessuna risposta.

“Lopez, tu non sei riuscito a risolvere il problema?” mi chiese.
“Nessuno di noi ha risolto il problema”, risposi, “perchè il problema è sbagliato”.

“Vedi, Lopez” mi disse la professoressa, “la matematica non è un’opinione. Vieni alla lavagna e dimostrami la tua affermazione”.

Così feci. Presi un bel voto, poco rilevante ai fini del grande insegnamento che questa persona eccezionale mi ha dato. Una professoressa mediocre si sarebbe sentita sminuita dal fatto che un suo allievo quasi quattordicenne avesse trovato un errore in un esercizio da lei preparato; avrebbe cercato di nasconderlo, avrebbe fatto leva sul fatto che lei era la professoressa e io lo studente, magari avrebbe fatto velate minacce sui miei esiti scolastici. Ma lei, professoressa e persona ECCEZIONALE, mi dimostrò senza neanche nominarla che cos’è la democrazia e la verità. Mi spiegò che la verità, quando è certa, non dipende da chi la racconta, dal suo ruolo e dalle sue competenze (o, eventualmente, dalla sua boria). Si confrontò con me sul piano dei contenuti, nel loro merito, non avendo difficoltà ad ammettere l’errore e senza partire prevenuta sul chi fossi ma analizzando solamente quello che stavo dicendo, nel merito.

Ora, questo insegnamento io l’ho preso molto sul serio e, credo, sia uno dei più importanti che abbia mai ricevuto. Probabilmente la professoressa non si è neanche resa completamente conto di quanto quell’evento mi abbia segnato. Anche io ho appreso dell’importanza di questo insegnamento molto tempo dopo, quando ho constatato con mano la rarità (quasi unicità a dire il vero) della persona che è stata la mia professoressa di matematica durante il biennio al liceo scientifico “Arcangelo Scacchi” di Bari e di quante poche persone così abbia incontrato dopo (rara eccezione la professoressa Alda VINCI, nel successivo triennio. professoressa di matematica, sulla quale potrei raccontare episodi altrettanto formativi).

Per questo molti mi definiscono un “cacacaxxo”, senza effettivamente sbagliare. Per questo la parola “dogma” nel mio dizionario non esiste. Per questo, per ogni informazione che ricevo e che mi interessa, devo verificare, approfondire, mettere in discussione, dubitare proprio per dar forza al concetto. Dopodichè il concetto è mio, diventa parte permanente del mio patrimonio di informazione e formazione.

E, per questo, le persone più mediocri dell’eccelsa Annamaria MOLINARI sono molto infastidite da questo mio atteggiamento.

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